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Ecopoli's story - 2

pubblicato 12 feb 2010, 00:41 da A S   [ aggiornato il 9 giu 2011, 00:10 da Angelo SORO ]

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Un borgo nel nulla.

Che fare di quel pezzo di terreno piatto? C’era il grano giallo. Una immobile distesa di calde spighe dorate. Solo il vento ne conosceva le inclinazioni e la dolce resistenza al suo passaggio.

Da quel punto, in mezzo a quel mare ocra, dove andava a morire un abbozzo di sentiero, si poteva spaziare a trecentosessanta gradi.

Volgendo lo sguardo a nord la visuale era occupata dal colle di Picciano. Dall’alto del loro eremo, i Monaci dominavano la piana. A Nordovest il colle di Timmari. A Est la collina su cui sorge Matera proteggeva dai venti invernali la pianura martellese. Mentre, alle spalle, i caseggiati e il campanile del borgo La Martella, davano un senso di sonnolenta compostezza alla pianura accaldata.

Egidio e Peppino scrutavano, senza parlare, il grande vuoto. Erano appoggiati allo sportello aperto dell’auto, in attesa che l’ingegnere terminasse di prendere appunti. Faceva veramente caldo. Le maniche delle camicie rimboccate fin oltre i gomiti e gli occhiali da sole che risaltavano sui volti madidi di sudore. Faceva veramente caldo.

Lasciarono la canicola e rientrarono in auto. Lungo la strada i due amici non parlarono; era l’ingegnere a descrivere le ville, il lago artificiale e il ristorante sospeso sul ponte che l’attraversava. E poi gli alberi del parco. Un piccolo molo con qualche piccola barca a fondo piatto, le sharpies. E poi ville. E poi Piscine. Un Albergo. Uno, forse due, Ristoranti.

Un sogno.

Già s’immaginavano: un residence esclusivo, per pochi eletti.

Lasciarono il piccolo borgo rurale alle loro spalle per immettersi sulla provinciale in direzione di Matera.

La Martella rimase lì. Nuovamente sola e assonnata.

E pensare che quel piccolo borgo rurale, quasi in stato di abbandono, era un frutto venuto da lontano.

Nasceva, infatti, nell'ambito di una ristrutturazione del territorio agricolo voluto della missione americana E.C.A. (European Economic Administration del Dipartimento di Stato U.S.A.) nell’ambito del ben noto Piano Marshall (tecnicamente: European Recovery Program).

Era il 1949 e la seconda guerra mondiale aveva lasciato i ricchi ancor più ricchi e i poveri ancora più poveri. L’E.C.A. progettò la fondazione di un borgo rurale in quell’area appena fuori Matera. Una casa e un terreno. per i più bisognosi. Come i coloni del far west americano. Non c’erano, però, indiani con le piume in testa, i teppee e i mustang da cavalcare a pelo.  Non c'erano asce di guerra o calumet della pace. Non c'era neppure Fort Apache.
C’era, però,  la tubercolosi che uccideva, più delle frecce e dei coltelli, i poveri esseri che abitavano le grotte nei “Sassi”.

L'architetto materano Ettore Stella, fu incaricato della redazione del progetto di un villaggio destinato ad accogliere i primi sfollati dei “Sassi”. Dopo una prima ipotesi progettuale (mai presa in considerazione in quanto incompleta, a causa dell’improvvisa morte dell’architetto), si impose un nuovo progetto affidato all'architetto Ludovico Quaroni  assistito da Federico Gorio, Piero Maria Lugli, Luigi Agati e Michele Valori.

La Martella è un borgo assai particolare: un’opera di grande rilevanza architettonica, un prodotto della fervente corrente Neorealista del Razionalismo italiano del primo dopoguerra.

Lo staff di Quaroni progettò perfino la chiesa, dedicata a San Vincenzo de’ Paoli. L'altare è sovrastato da un imponente crocifisso di legno dipinto, opera di Giorgio Quaroni; il pavimento in ceramica maiolicata è dei fratelli Pietro ed Andrea Cascella. Il portale bronzeo è di Floriano Bodini.

Perciò anche quel sogno, materializzatosi in auto attraverso le parole dell’ingegnere, sarebbe dovuto essere all’altezza della situazione. Sarebbe stata una vetrina luccicante. Uno smacco da infliggere a quelli che non credevano che Matera potesse avere un residence di livello.


... continua ...

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