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Ecopolis Story 3

 
Un parto difficile.
 
I nasini dei bimbi appannavano la teca con il loro alito leggero, in una giornata fredda di dicembre; pioveva a dirotto, ma sotto la galleria di Piazza Kennedy il gruppetto di materani che si affollava intorno al plastico, non pativa i rigori dell’inverno. Chi non arrivava a vedere, neppure in punta di piedi, veniva aiutato dal papà che lo prendeva in braccio. Così centinaia di occhietti sgranati potevano vedere le casette, i vialetti, il laghetto, gli alberelli e le automobiline.

Miniature. Un presepe o una cittadina lillipuziana. Jonathan Swift, l’autore de I viaggi di Gulliver, l’avrebbe immaginata affollata dai suoi piccoli abitanti, forse anch’essi divisi da un'annosa e irresolubile controversia sul modo più corretto di rompere le uova, se dalla parte più grossa o da quella più piccola.

Nel frattempo, all’ultimo piano del palazzone di Piazza Kennedy, non c’erano ingegneri che calcolavano o geometri che disegnavano. Alla reception nessuno rispondeva al telefono, benché squillasse di continuo, mentre in una sala con un ampio tavolo per riunioni, facce sorridenti si addensavano attorno a un piccolo ma fornitissimo buffet.

Era stato il capo a ordinare personalmente tartine, cornetti salati e tranci di focaccia, coca cola e prosecco. Era terminata la prima fase: la progettazione. Era giusto dare un momento di respiro prima della seconda e della terza fase: prima si vende, poi si costruisce.

La fedele riproduzione in dimensioni “casa di Barbie” del progetto dell’architetto HABIB era protetta da una teca in plexiglass ma, mentre le giornate e i mesi trascorrevano, nella mente di Egidio e Peppino le idee continuavano a distinguere nuove forme in quell’agglomerato di caseggiati. Le ville sul lago artificiale prendevano nuove dimensioni e il ponticello che lo attraversava svanì improvvisamente dalla mente dei due imprenditori.

C’era qualcosa che non andava per il verso giusto: una volta sopito l’interesse iniziale, le richieste di acquisto e quelle dei curiosi erano, a ben vedere, diminuite notevolmente.  

Cominciò a sembrare inadeguato un semplice ufficio della Cogem dedicato ad accogliere  e informare. Egidio decise di coinvolgere l’agenzia immobiliare Stella, che si occupò per qualche tempo di spingere il prodotto sul mercato ma, la manciata di contratti preliminari, non annunciava di certo un successo.

Riunione. Stella, Peppino, Egidio e lo staff tecnico: tutti intorno al tavolo delle riunioni. Guardandosi negli occhi. Una cartella con i contratti e una pianta di Ecopolis occupavano il grande tavolo in legno scuro.

Non poteva andare così. Si doveva sterzare decisamente.

-          Eggì, qui cercano case di novanta metri. Quando vengono da me cercano al massimo cento metri. E non vogliono spendere assai.- Esordì Stella. – Poi ci sono pure quelli che chiedono cinquanta metri. Gente che abita lì a La Martella, capisci ? Gente che gli piace la zona. A quelli bisogna vendere la casa. Anche a Matera non ne facciamo fortuna con questi tagli.

Qualche istante di silenzio. Egidio fumava e tormentava il pacchetto di sigarette con le mani. Poi.

-          Chi glielo dice ad Habib ? Abbiamo fatto un macello per progettare tutta ‘sta roba, e mo dobbiamo fare tutto nuovo ? – Rivolto ai tecnici – Antonio, secondo te ?

-          Tu lo sai, non è uno scherzo. Ma si può fare. Lasciamo intatto il lago e una schiera della tipologia che si è già venduta e riduciamo tutto il resto. Fare, si può fare tutto. Mica è impossibile. Bisogna vedere i costi. - Antonio parlava lento, ma era preciso e sosteneva lo sguardo di Egidio e Peppino.

-          Tanto non avevamo mica gli esecutivi ! – Aggiunse Paolo dall'altra parte del tavolo. Lo guardarono: non aveva aperto bocca fino a quel momento, ma il suo commento condensò i pensieri di tutti gli altri.

-          No, per fortuna ! Ma comunque lavoro da fare ce n'è, e pure parecchio! – Concluse Antonio.

-          Anto', fai quello che devi fare.. Poi parliamo dei dettagli. Intanto vediamo cosa possiamo mettere giù subito,  che  qua dobbiamo pensare a vendere. Mica ci possiamo rimettere il collo. Chiama Habib e cerca di fargli capire come deve andare la questione. Paolo, tu prendi Michele e Pino e vedete un po' cosa possiamo modificare giù a La Martella come misure.

       -       Vabbè, poi noi due dobbiamo parlare, Eggì. Ciao Antonio, ci vediamo. - Peppino si era alzato in piedi e, mentre salutava con un gesto della mano il              resto del gruppo, abbassò il capo e uscì dalla stanza.

Le focacce e le pizzette di qualche mese prima tornarono su un po’ a tutti.

Peppino, qualche tempo dopo, scomparve dall’orbita ellittica che cingeva la Cogem. Una forza centripeta lo portò fuori traiettoria e non vi rientrò più. 

... continua ...

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