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Lo STALKING entra in condominio (Sentenza 20895/2011)

pubblicato 30 giu 2011, 02:16 da Angelo SORO   [ aggiornato in data 30 giu 2011, 04:09 ]
Una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, quella del 7 aprile - 25 maggio 2011, n. 20895, fa davvero pensare !

D’ora in avanti chi, con una serie di azioni (comportamenti, linguaggio) reca disturbo ad altri condòmini, fino a far patire a questi ultimi uno stato d’ansia o fargli modificare i ritmi o le abitudini di vita, può essere punito ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 612 bis c.p.

Questa è la sorpresa: l’articolo 612 bis è quello che punisce lo “stalking”, cioè le molestie!

Dunque, per esempio, l’inquilino che tutti i santi giorni, nel dopopranzo, trasforma il proprio garage in un’officina,  disturbando con rumori e odori fino a tarda sera il resto della pacifica comunità, e contraccambia con parolacce e minacce le vostre garbate rimostranze, può essere denunciato per molestie.

Anche il “simpatico” condòmino che ogni giorno ci impedisce di uscire dal nostro garage, accampando spudoratamente (talvolta ad alta voce e con minacce) diritti sull’area di manovra condominiale dei box-auto, può essere denunciato per stalking. 

Ecco cosa dice l’articolo 612-bis (atti persecutori) al primo comma:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Cosa significa “condotte reiterate”? Vuol dire che il comportamento tenuto dal molestatore è continuato nel tempo, cioè consiste nella ripetizione di atti persecutori che turbano i vicini di casa.

E cosa potrebbe voler dire "costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita" ? Significa che (rifacendoci ad uno degli esempi precedenti) se, per paura di incontrare (e discutere) il vicino che blocca con la sua auto il nostro garage, cominciamo a parcheggiare per strada, siamo a tutti gli effetti vittime di molestie: abbiamo cambiato le nostre abitudini per il timore di dover subire violenza (non solo in senso fisico, ma anche sotto il profilo morale) da parte del vicino arrogante.

Ma torniamo alla nostra Sentenza.

La Cassazione, con la Sentenza citata, ha respinto il ricorso presentato da un soggetto, con qualche problema di carattere psichico, che disturbava i condòmini con il proprio comportamento. I Giudici hanno precisato che non è necessario che il comportamento persecutorio sia tenuto verso una stessa persona, per essere classificato “stalking”.

La minaccia rivolta nei confronti di una sola persona può coinvolgerne altre o, in ogni caso, costituire molestia e “se la condotta è reiterata indiscriminatamente contro talaltra, perché vive nello stesso luogo privato, sì da esserne per questa ragione occasionalmente destinataria come la precedente persona minacciata o molestata, il fatto genere all’evidenza turbamento in entrambe”.

La Sentenza 20895 afferma inoltre che deve essere presa in considerazione anche l’ansia che il comportamento del molestatore provoca nei confronti dei singoli condòmini, anche se non sono stati interessati direttamente dalle molestie.

In buona sostanza, dunque, è sufficiente che qualcuno attui una condotta persecutoria che causi un costante stato di paura o un timore per la propria incolumità, oppure che le molestie costringano al cambiamento delle proprie abitudini di vita, per far scattare il reato di “stalking” anche in un condominio.

Qui sotto troverete la Sentenza integrale.

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Angelo SORO,
30 giu 2011, 02:31
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