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Legittime le critiche (fondate) all'amministratore di condominio.

pubblicato 3 feb 2011, 23:27 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 21 feb 2011, 00:46 ]
"Abbiamo la facciata del palazzo che sta cadendo a pezzi; gli intonaci del balcone ci cadono dentro mettendo a rischio noi adulti e i bambini di alcuni di voi.
Le scale sono sporche, i muri sono neri, per la pulizia del giardino dobbiamo provvedere noi stessi, a chiamare qualcuno per farlo; paghiamo davvero tanto di condominio
Ma noi non abbiamo un capocondominio che dovrebbe occuparsi di tutto ciò?
Per chi non se lo ricordasse il suo nome è XXXXXX ; se non vi ricordate il suo nome, non siete voi che avete problemi di memoria, è luì che è latitante.
però i soldi nostri se li prende e come ....per quello non è latitante vogliamo continuare così a farci prendere in giro, o cerchiamo una persona seria e competente??
Personalmente voglio mandarlo via; personalmente mi sto informando su altri capocondomini; però ci vuole la maggioranza di voi per mandarlo via.
Quindi se la pensate come me informatevi anche voi su capocondomini di vostra conoscenza che siano persone serie e competenti
".

Questo è il testo di un cartello appeso nelle scale del proprio palazzo da una battagliera signora di Cagliari.
L'amministratore, punto nel vivo, ha risposto con la carta bollata, ricorrendo alla Giustizia.
E la Giustizia, dopo anni di ricorsi, ha risposto alla richiesta del professionista con una sentenza della Corte di Cassazione (n. 3372 del 31 gennaio 2011), che ha confermato l'assoluzione in favore del condomino.

La sentenza della Suprema Corte ha affermato che il diritto di critica (parimenti al diritto di crona, entrambi tutelati dall’art. 21 della Costituzione:“tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”) si "concretizza nell’espressione di un giudizio o, più genericamente, di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti".

Il diritto di critica, così come il "diritto di cronaca" deve comunque essere caratterizzato dalla correttezza delle espressioni usate e dall'aderenza al contesto nel quale viene espressa. Cioè non si può mascherare da critica l'espressione della propria antipatia nei confronti di un amministratore: debbono essere certi e concreti i motivi a base delle affermazioni rese pubbliche avverso il professionista incaricato di amministrare i beni comuni. 

La Corte di Cassazione, infatti, ha ritenuto che le espressioni critiche usate dal condomino fossero una censura al comportamento, caratterizzato da inerzia, dell'amministratore condominiale.
Ha ritenuto, pertanto, che il termine "latitante" fosse stato usato nell'accezione corrente di "chi evita di farsi vedere per non ottemperare ai suoi, doveri e compiti per i quali è preposto e pagato".

Nella sentenza, poi, i Giudici hanno precisato che  la condomina ha semplicemente esercitato il proprio diritto di controllo sull’operato dell’amministratore – e di denuncia di eventuali irregolarità riscontrate -, lamentando le gravi carenze di manutenzione dell’immobile amministrato a causa della negligenza e imperizia di quest’ultimo e invitando gli altri condomini ad esercitare il loro potere di controllo.

[fonti: CondominioWeb.it e GuideLegali.it]

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