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Oscar Romero. 31 anni dopo.

pubblicato 23 mar 2011, 07:42 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 1 apr 2011, 11:13 ]
When I give food to the poor, they call me saint.
When I ask why the poor have no food, they call me communist.

Quando do da mangiare al povero, dicono che sono un santo.
Ma quando chiedo perché il povero non ha cibo, allora dicono che sono un comunista.



Oscar Romero (San Romero de la America)

Il 24 marzo 1980, mentre celebrava Messa a San Salvador nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, un sicario sparò.
Romero in quell’istante elevava l'ostia della comunione.
Fu un solo colpo, che recise la vena giugulare.

Nell’omelia mons. Romero, ancora una volta, aveva denunciato la spietata oppressione del governo di El Salvador: le repressioni, gli assassinii degli oppositori al regime, l’affamare la popolazione. Perfino l’uso di bambini per aggiornare le mappe dei campi minati: li mandavano avanti e, numerosi, restavano squarciati dalle deflagrazioni.

Papa Giovanni Paolo II non presenziò al funerale ma delegò a presiedere la celebrazione l’arcivescovo di Città del Messico.
Durante le esequie avvenne un massacro di fedeli da parte dell'esercito salvadoregno.
Il 6 marzo 1983 Giovanni Paolo II si recò a rendere omaggio a mons. Romero (riconosciuto e venerato già come un santo dal suo popolo) sulla sua tomba, nonostante le pressioni del governo affinché non compisse il viaggio.
La sua popolarità in tutta l'America latina, e la vicinanza del suo popolo, contrastavano con l'opposizione di parte dell'episcopato, e soprattutto con la diffidenza della Santa Sede. Il governo di El Salvador, una giunta mista formato da militari e civili appoggiata e sovvenzionata dagli Stati Uniti, vedeva in lui un sobillatore. Era un soggetto pericoloso che muoveva le coscienze e denunciava le storture di una tirannia camuffata da democrazia.

Qualche anno prima, in udienza dal papa Paolo VI, Romero denunciava:
Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico.

Infatti Romero, per le sue prese di posizione lontane dalla linea vaticana, ebbe sempre un cattivo rapporto con la curia romana, tanto che non riuscì ad ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II.
Il suo omicidio innescò una lunga guerra civile, terminata nel 1992, tra milizie ribelli e governo militare. Negli anni di guerra si sono contati 75mila morti.
Il mandante dell'omicidio, secondo quanto accertato successivamente, fu Roberto D'Aubuisson, ideatore delle terribili Brigate della morte e discusso rappresentante politico del partito di governo la ARENA, cui è stata recentemente concessa (tra le proteste della popolazione) l'onorificenza di figlio meritevole del Salvador.

La pace non è il prodotto di terrore o paura.
La pace non è il silenzio dei cimiteri.
La pace non è il risultato silenzio della repressione violenta.
La pace è il generoso, tranquillo contributo di tutti per il bene di tutti.
La pace è il dinamismo. La pace è la generosità. É giusto ed è dovere.

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