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Pensieri e parole

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Stay Hungry. Stay Foolish.

pubblicato 13 set 2011, 00:19 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 14 set 2011, 11:26 ]

Un discorso viene spesso rubricato tra le cose che si vorrebbero evitare. Un tizio sul palco che parla davanti al pubblico. L'argomento è spesso privo d'interesse e le parole diventano asfittiche e asfissianti, prive di significato, e dopo un po' pesano sulle palpebre come macigni.
Questo, però, è un discorso a parte. É quello che Steve Jobs, guru dell'informatica mondiale, fondatore della Apple (i computers con la mela morsicata, quella dell'iPhone, insomma) e della Pixar Animation (la factory che ha realizzato Toy Story).
Lo ha fatto a una platea di studenti: ragazzi che si stavano laureando. Anche lui, come loro, stava ritirando la laurea. Una laurea ad honorem.
In questo discorso c'è la storia della sua vita con tanto di momenti felici e momenti di disperazione. Racconta di quando la Apple inc. entrò nell'olimpo delle maggiori società mondiali e di quando gli diagnosticarono un tumore al pancreas. C'è proprio tutto.
Ma non è solo un racconto fine  se stesso. C'è la speranza, la fiducia nel futuro, la consapevolezza che dopo essere caduti ci si può rialzare e continuare a camminare. E poi c'è quella frase finale, quel "stay hungry, stay foolish" che ha messo i brividi alla platea ed è diventata un simbolo. Quasi fosse un M.L. King (quello di "I have a dream") dell'era digitale. Siate affamati, siate folli !
Leggetelo, non è un discorso qualunque, è un discorso a parte. 
(se volete sentire Steve Jobs fate click qui)

Discorso rivolto agli studenti da Steve Jobs durante la laurea ad honorem conferitagli dalla Stanford University di Palo Alto.

“Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.” (siate affamati, siate folli). Era il loro messaggio di addio.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.”

24 marzo Giornata Nazionale per la Promozione della Lettura

pubblicato 24 mar 2011, 04:05 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 24 mar 2011, 04:15 ]

É istituita la «Giornata nazionale per la promozione della lettura» che si terra' il 24 marzo di ogni anno. In tale giornata le amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, assumono, nell'ambito delle rispettive competenze, iniziative volte a promuovere la lettura in tutte le sue forme” .

Questo è il testo dell’articolo 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 15 Agosto 2009.
Mi domando che fine abbiano fatto le iniziative delle Amministrazioni pubbliche e quali coordinamenti siano in essere con le associazioni e gli organismi del settore !

Insomma: il vuoto istituzionale a distanza di soli due anni dalla promulgazione del Decreto.
Ma noi cosa possiamo fare ?
Innanzitutto potremmo chiederci “perché leggere?”.

Una risposta buona per tutti non c’è. Come non c’è una ricetta o una medicina per tutti i mali.

Per quanto mi riguarda ho scoperto la lettura grazie (o per colpa) dei programmi scolastici di scuola media: si studiavano, allora, i Promessi Sposi e ci si arenava sempre al capitolo 12. Cosa succedeva di tanto importante nel fatidico capitolo 12 ?

Accadeva che il cancelliere Antonio Ferrer adottava un provvedimento molto criticato dal Manzoni: stabilì per il pane un prezzo troppo basso, che quasi non consentiva ai panettieri l'acquisto delle materie prime. Il prezzo del pane venne perciò aumentato dando origine al malumore del popolo. L’episodio chiave del capitolo è costituito dalla folla che bloccò il garzone di un panettiere derubandolo della cesta del pane: prese così avvio il tumulto di San Martino.  E poi ?

Questa è stata la domanda che mi son posto a dodici anni.

Poi ho preso in mano il libro e ho finalmente letto i successivi ventisei capitoli; poi son passato al Gabbiano Jonathan Livingston, al Piccolo Principe, al ciclo dei Pirati della Malesia di Salgari, alla Trilogia Galattica di Asimov. Poi tutti gli altri.

Ho avuto nuove vite, scoperto nuovi mondi e assaporato gusti e profumi nostrani ed esotici. Ho volato con la mongolfiera e con le astronavi, sono andato sott’acqua per 20000 leghe, ho baciato donne splendide, ho combattuto contro inglesi, tedeschi e contro il pirata Barbanera. Ho ucciso Hitler e sono risorto dai campi di concentramento. Sono fuggito dalla Cayenna e ho arrestato il Professor Moriarty. 

Ma non solo.

Ho anche letto per cercare di capire come funzionano le leggi dello Stato, come funziona l’economia globale, come i governi ci inducono a pensare quel che ritengono sia più opportuno per i loro affari (più o meno leciti). Come scoppiano le guerre e perché alcune possono sembrare più importanti di altre.
Ecco perché leggere!
Per capire e non essere un passo indietro rispetto a quel che ci accade intorno, ma anche per staccarci dal peso della quotidianità e galleggiare nella fantasia.

Come qualcuno ha poco opportunamente affermato, forse la cultura non ci dà di che nutrirci (anche se è una dichiarazione assolutamente falsa,se consideriamo  che l'Italia "campa" di cultura, visto che non abbiamo il petrolio o altre materie prime nel sottosuolo) ma ci apre la mente e mette in movimento il cervello. E un cervello attivo, prima o poi, trova il modo di risolvere anche i problemi economici !

Oscar Romero. 31 anni dopo.

pubblicato 23 mar 2011, 07:42 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 1 apr 2011, 11:13 ]

When I give food to the poor, they call me saint.
When I ask why the poor have no food, they call me communist.

Quando do da mangiare al povero, dicono che sono un santo.
Ma quando chiedo perché il povero non ha cibo, allora dicono che sono un comunista.



Oscar Romero (San Romero de la America)

Il 24 marzo 1980, mentre celebrava Messa a San Salvador nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, un sicario sparò.
Romero in quell’istante elevava l'ostia della comunione.
Fu un solo colpo, che recise la vena giugulare.

Nell’omelia mons. Romero, ancora una volta, aveva denunciato la spietata oppressione del governo di El Salvador: le repressioni, gli assassinii degli oppositori al regime, l’affamare la popolazione. Perfino l’uso di bambini per aggiornare le mappe dei campi minati: li mandavano avanti e, numerosi, restavano squarciati dalle deflagrazioni.

Papa Giovanni Paolo II non presenziò al funerale ma delegò a presiedere la celebrazione l’arcivescovo di Città del Messico.
Durante le esequie avvenne un massacro di fedeli da parte dell'esercito salvadoregno.
Il 6 marzo 1983 Giovanni Paolo II si recò a rendere omaggio a mons. Romero (riconosciuto e venerato già come un santo dal suo popolo) sulla sua tomba, nonostante le pressioni del governo affinché non compisse il viaggio.
La sua popolarità in tutta l'America latina, e la vicinanza del suo popolo, contrastavano con l'opposizione di parte dell'episcopato, e soprattutto con la diffidenza della Santa Sede. Il governo di El Salvador, una giunta mista formato da militari e civili appoggiata e sovvenzionata dagli Stati Uniti, vedeva in lui un sobillatore. Era un soggetto pericoloso che muoveva le coscienze e denunciava le storture di una tirannia camuffata da democrazia.

Qualche anno prima, in udienza dal papa Paolo VI, Romero denunciava:
Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico.

Infatti Romero, per le sue prese di posizione lontane dalla linea vaticana, ebbe sempre un cattivo rapporto con la curia romana, tanto che non riuscì ad ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II.
Il suo omicidio innescò una lunga guerra civile, terminata nel 1992, tra milizie ribelli e governo militare. Negli anni di guerra si sono contati 75mila morti.
Il mandante dell'omicidio, secondo quanto accertato successivamente, fu Roberto D'Aubuisson, ideatore delle terribili Brigate della morte e discusso rappresentante politico del partito di governo la ARENA, cui è stata recentemente concessa (tra le proteste della popolazione) l'onorificenza di figlio meritevole del Salvador.

La pace non è il prodotto di terrore o paura.
La pace non è il silenzio dei cimiteri.
La pace non è il risultato silenzio della repressione violenta.
La pace è il generoso, tranquillo contributo di tutti per il bene di tutti.
La pace è il dinamismo. La pace è la generosità. É giusto ed è dovere.

Unità d'Italia

pubblicato 17 mar 2011, 02:19 da Angolo Orso

Legge n. 4671 del Regno di Sardegna


I
l Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:
Articolo unico:
Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia.
Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.


Da Torino addì 17 marzo 1861

Rites of Summer - Spyro Gyra

pubblicato 5 feb 2011, 05:59 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 5 feb 2011, 23:19 ]

Gli Spyro Gyra sono un gruppo musicale fondato nel 1974 a Buffalo da Jay Beckenstein e Jeremy Wall.
Lo stile che li contraddistingue mescola R&B, musica caraibica, elementi pop e jazz.
Il nome del gruppo trae origine (fonti della rete) da un'alga, Spirogyra, che a Jay Beckenstein ricordava i tempi in cui andava a scuola e seguiva le lezioni di biologia.
L'esordio discografico avvenne nel 1978 con l'album omonimo "Spyro Gyra". I risultati non furono in realtà esaltanti ma, con il loro secondo vinile, "Morning dance" del 1979, il gruppo fece un notevole passo in avanti nei favori del pubblico statunitense: si piazzò tra le quaranta migliori vendite di album negli Stati Uniti.

Dopo questa breve "introduzione guidata" al gruppo degli Spyro Gyra, mi piacerebbe parlare di un loro disco: Rites of Summer.
Un vinile (che si trova anche in versione CD remastered, della GRP Records) che al primo ascolto riesce già a stabilire un buon feeling, anche con chi non ha mai ascoltato musica Jazz. Coinvolge e rilassa. Musica d'ascolto, si potrebbe definire. Ma non è così.
La linea melodica che caratterizza i brani del gruppo di Beckenstein e Wall, non è così semplice come sembra. Le chiavi di lettura sono tante e, fra queste, c'è anche quella del semplice, piacevole, ascolto di sequenze di note ben costruite.
Gli elementi Jazz si fondono con quelli pop, rendendo i brani facilmente fruibili. Ma l'orecchio sensibile può cogliere distintamente i virtuosismi di Beckenstein con i suoi sax, e le percussioni caraibiche di Samuels. Incredibile e piacevolmente sorprendente la fusione degli stili.

Ascoltate i sampler dei brani dell'album su amazon.com

Rites of Summer è un album degli Spyro Gyra.

Tipo album Studio
Pubblicazione 1988
Durata 45 min: 04 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Fusion Jazz
Etichetta GRP Records
Produttore Jay Beckenstein
Registrazione Bear Tracks Recording Studio, Suffern, New York

Tracce

  1. Claire's Dream - 5:38 - (Jay Beckenstein)

  2. Daddy's Got a New Girl Now - 4:02 - (Jay Beckenstein)

  3. Limelight - 4:27 - (Dave Samuels)

  4. Shanghai Gumbo - 4:28 - (Julio Fernandez)

  5. Innocent Soul - 4:52 - (Tom Schuman)

  6. No Man's Land - 5:37 - (Jeremy Wall)

  7. Yosemite - 5:21 - (Jeremy Wall)

  8. The Archer - 4:59 - (Richie Morales)

  9. Captain Karma - 5:40 - (Tom Schuman)

Formazione

  • Jay Beckenstein - sassofoni

  • Tom Schuman - tastiere

  • Richie Morales - batteria

  • Oscar Cartaya - basso

  • Julio Fernandez - chitarra

  • Dave Samuels - marimba, vibrafono e percussioni


Spyro Gyra official website
 

Noam Chomsky e la manipolazione mediatica

pubblicato 5 gen 2011, 10:07 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 5 gen 2011, 10:39 ]

Noam Chomsky è uno studioso che ha conferito un significativo apporto alla moderna linguistica. La sua fama a livello planetario, in effetti, non è stata determinata  in massima parte dagli studi condotti e dalle teorie elaborate nel suo campo scientifico di ricerca, ma dall'aver aspramente criticato la politica estera (a partire dalla guerra in Vietnam) e la politica economica degli Stati Uniti, e dall'aver evidenziato la strumentalizzazione della totalità dei mass-media statunitensi, da parte di potenti lobby economiche.

Chomsky ritiene di essere riuscito a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni e di aver evidenziato la piattezza conformistica dei mezzi d'informazione.

A dimostrazione di ciò ha stilato un decalogo delle strategie della manipolazione attraverso i media.

Una lettura che a qualcuno potrebbe finalmente aprire gli occhi o, quantomeno, innescare una più attenta valutazione degli eventi che lo circondano.

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.

Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

La Torcia

pubblicato 13 ott 2010, 07:56 da Angolo Orso

"Nessun uomo vuol credere alla verità: perché la tua storia parla di eroi e di re, non di regine, e di Dei, e di Dee".
La storia della caduta di Troia viene raccontata con gli occhi delle donne, delle regine e di una principessa in particolare: Cassandra.

E' un racconto affascinante che unisce le verità raccontate da Omero nella versione originale, alle novità introdotte dalla scrittrice grazie a ricerche e approfondimenti.
La piccola Cassandra recandosi con la madre al tempio, scorge sul mare flotte di navi scure e sente il cielo incupirsi, spaventata cerca di scacciare la strana immagine dalla mente ed entra nel tempio del dio Apollo con Ecuba. Attendendo la madre sente la voce del dio che la chiama a se per svolgere una missione sconosciuta.
Da questo momento in poi la vita di Cassandra diventa un turbine di emozioni e avventure, sviluppa la Vista e volge i suoi pensieri ad interessi differenti da quelli delle altre donne del tempo.

Nell’Iliade e nell’opera di Euripide Le troiane, Cassandra viene presentata come una pazza, una donna snaturata che non aveva voluto un consorte a cui affidarsi, una menade da non prendere in considerazione in quanto rifiutata dal dio.
Marion Zimmer Bradley invece l’identifica come una donna moderna anzi, come una donna che ragiona con la sua testa e si rende conto che la guerra era solo un divertimento per gli uomini che la combattevano, un vanto per quelli che morivano sotto le armi, ma una disgrazia per le donne che venivano portate via dal proprio paese e diventavano bottino di guerra.
Racconta gli eroi dell’Iliade con gli occhi di chi non vede nella guerra l’unica soluzione. Infatti Achille non è un valoroso eroe ma un ragazzo viziato con il gusto del macabro, Ettore è il fratello presuntuoso che non le dà credito, Elena è l’amica che non ha colpa dei capricci degli dei.

Lo stile è fresco e leggero, sembra che la scrittrice abbia deciso di rimodernare l’Iliade e darle una voce che nessuno avrebbe ascoltato: quella della profetessa Cassandra condannata a non essere creduta.

La Torcia

Marion Zimmer Bradley
Edizione Teadue,
traduzione a cura di Roberta Rambelli
prezzo al pubblico € 8.50.


Francesco

La piaga dell'immigrazione ... con sorpresa finale !

pubblicato 8 ott 2010, 06:34 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 8 ott 2010, 06:38 ]

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città  dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà , con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

 

Fonte:

Relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso Americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, ottobre 1912, che si conclude con questa frase: "La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Lo scudo di Talos

pubblicato 8 ott 2010, 05:31 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 8 ott 2010, 05:47 ]

“So che le nostre leggi ti sembrano spietate, ma non è forse spietato il mondo che ci ospita?”.

In una notte cupa, un padre stremato dal dolore abbandona suo figlio su di una montagna perché zoppo, alla luce della più crudele tra le leggi degli uomini.

Il bambino, accolto dagli Iloti, viene chiamato Talos il lupo. Guidato da una forza inspiegabile trascorre la giovinezza con il suo popolo, impara a battersi nonostante fosse zoppo, ma gli dei gli riservano una vita ben più ardua.

Scopre pian piano il suo destino e alla trama già difficile della sua vita, si intrecciano quella di altri uomini, la cui sorte dipende in molti casi dalle sue scelte; riflette Talos, riflette quanto più può per rimandare di giorno in giorno la decisione che cambierà, forse, la storia della Grecia antica.

Un personaggio dalle mille sfaccettature, capace di amare profondamente senza riserve, ma anche di dimenticare la sua indole, diventando un guerriero spietato.

Un personaggio ricco di fascino e di mistero, che attira il lettore e lo fa addentrare nei meandri più intimi della sua mente, permettendo di cogliere anche la più piccola sfumatura del suo animo mutevole.

Il romanzo è avvincente, e pone la vicenda al centro di un periodo storico interessante: un periodo di tumulti in cui il popolo degli Iloti, sottomesso per anni dagli spartani, cerca a più riprese di ribellarsi per riacquisire l’antica dignità.

La fase storica mi sembra anche combaciare in pieno con l’animo in tumulto di Talos, che cerca disperatamente la verità nei segni del destino, ma si accorge che l’unico a poter fare ordine nella sua vita è lui.

In alcuni capitoli, però, la narrazione dei fatti storici diventa quasi tediosa e spezza la trama già impegnativa da seguire; ci sono pagine e pagine dedicate ai dialoghi tra re e strateghi che rendono pesante la lettura anche perché, a volte, non influenzano le sorti dei personaggi.

Lo stile è efficace e permette una facile comprensione, tranne forse alcuni nomi e termini appartenenti al greco antico che potrebbero creare qualche difficoltà per chi non ha precise cognizioni in merito.

Il romanzo dà forti emozioni e durante la lettura tiene vivo l’interesse e, seppur si riscontrino continui cambi di personaggio, la bellezza dello stile non viene intaccata; di grande intensità la descrizione dei paesaggi: la sensazione è che l’autore li dipinga nella mente del lettore, creando dei punti di riferimento in modo che neanche un immagine sfugga all’attenzione.

Titolo: Lo scudo di Talos
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Casa editrice: Mondadori

Prezzo al pubblico:
7.80


recensione inviata da: Cassandra

Mysterious Traveller

pubblicato 6 ott 2010, 08:00 da Angolo Orso   [ aggiornato in data 6 ott 2010, 08:06 ]

E' il titolo di un album (un LP 33' del 1974, per essere precisini) dei Weather Report, che racconta la storia di un viaggiatore. Naturalmente si parla di un viaggio nella musica e, forse, nella vita. Wayne Shorter e John Zawinul, accompagnati dal compianto Jaco Pastorius e da altri (Wilburn, Johnson e Hadden tra i più noti), hanno trasformato le immagini delle peregrinazioni nel mondo jazz in note pure, tra stupendi accenni afro-blues e vere improvvisazioni tipicamente shorteriane.

Naturalmente l'imprinting di Miles Davis è evidente anche in questo disco (nonostante Zawinul e Shorter si fossero staccati dal gruppo di Davis già da qualche anno). 

Quando ascolto il vinile (180 grammi, d'importazione ... senza timbro SIAE, acquistato in GB circa 32 anni fa!) sto bene per un giorno intero! 
 
 
 
 
 
     Mysterious Traveller (1974) - Weather Report 
  • Nubian Sundance
  • American tango
  • Cucumber slumber
  • Mysterious Traveller
  • Blackthorn rose
  • Scarlet woman
  • Jungle book

Wayne Shorter - sax soprano & tenor
Joe Zawinul - keyboards
Alphonso Johnson - bass
Miroslav Vitous - bass (track 2)
Ishmael Wilburn - drums
Skip Hadden - drums
Dom Um Romao - percussion

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